Come sono cambiate le nostre case

Come sono cambiate le nostre case

Nel corso di questi mesi sono tantissimi gli approfondimenti che analizzano gli ultimi due anni di pandemia con le relative restrizioni per il contenimento del contagio e che mostrano come siamo cambiati. Tra tutte le analisi possibili, legittime e doverose, ce n’è una che risulta più indicativa delle altre: il ruolo delle nostre case.

Si tratta dello spazio nel quale ci siamo ritrovati a trascorrere la maggior parte del tempo e dopo l’iniziale shock, inevitabilmente, abbiamo dovuto ripensarle per trovare una nuova normalità. Una quotidianità alternativa che ancora oggi, pur con tutte le differenze del caso, continuiamo a costruire tra isolamenti, quarantene, didattica a distanza, precauzioni e le inevitabili conseguenze che, consciamente o inconsciamente, quanto successo ci ha lasciato.

Sì perché da due anni a questa parte stare a casa non è più sinonimo di pigrizia o poca vita sociale, ma l’unica (o quasi) dimensione sicura e possibile per continuare a vivere la propria vita anche e soprattutto per quei rapporti personali, familiari e amicali che la caratterizzano.

7 indicatori di come sono cambiate le nostre case nei mesi di pandemia

Ecco quindi che le nostre case sono cambiate insieme a noi e per effetto delle nuove necessità. C’è da dire che l’ambiente domestico è in continua evoluzione e non è solo la pandemia ad aver apportato delle modifiche. La storia, la società e la cultura con le loro epoche e caratteristiche hanno da sempre lasciato un’impronta sul modo di pensare, costruire, ristrutturare e vivere la casa. Seguendo queste impronte è possibile capire cos’è successo, cosa siamo diventati e, soprattutto, cosa ci attenderà nel futuro che è già iniziato.

#1 Riservatezza e condivisione

Ritrovarsi gomito a gomito in pochi metri quadrati di modesti appartamenti non è stato facile per nessuno, specialmente per chi ha dovuto alternarsi tra la DAD, le call di lavoro e lo smart working in tutte le sue forme e declinazioni. Senza dimenticare la necessità di ritagliarsi dello spazio (fisico e temporale) per sé stessi. Ecco quindi che uno dei primi effetti della pandemia è stato proprio quello di ridefinire gli spazi pensandoli in una nuova prospettiva dove tutti potessero trovare, anche a livello di mobilio, le superfici necessarie per assolvere ai doveri professionali e scolastici e alle necessità personali.

#2 Tecnologia

L’ingresso delle tecnologie nella casa e la loro integrazione con l’abitazione principale sono un trend che va avanti da anni (le Smart Home sono una realtà sempre più consolidata) ma in questi mesi lo è stato, inevitabilmente, di più. Innanzitutto le tecnologie digitali (PC, Smart TV, eccetera) con i quali si è tentato di mantenere un contatto con l’esterno (oltre a lavorare e studiare) ma poi anche quelle che hanno consentito di migliorare le quotidiane attività domestiche. Perché se è vero che si è avuto più tempo a disposizione è anche vero che è aumentato il tempo trascorso in casa e la necessità di tenerla in ordine; anche per questo via libera a tutte quelle soluzioni che possano migliorare l’uso e la gestione della casa.

#3 Grandi elettrodomestici

A proposito di tecnologia: è aumentato il numero e l’efficienza dei grandi elettrodomestici. Frigorifero, congelatore, forno, lavatrice e lavastoviglie; averli o non averli e disporne di adeguati per le rinnovate esigenze non è più un optional cui rinunciare, ma un fondamento intorno al quale costruire la propria casa.

#4 Cucina

La cucina è stata probabilmente uno degli ambienti più vissuti di questi anni. Al di là della necessità di impiegare il tempo e di molti che si sono messi a seguire video ricette con le quali preparare pizza, pasta e dolci; la cucina è stata il fulcro di ogni abitazione. A ben pensarci lo è sempre stato (dice niente il focolare domestico?), in questi mesi lo abbiamo riscoperto, rendendola sempre più funzionale e accogliente, soprattutto in quelle realtà dove è unita al soggiorno, creando soluzioni capaci di creare atmosfere calde, accoglienti e rilassanti, capaci di vivere quella condivisione che, seppur forzata, non dovrebbe mai mancare all’interno di una famiglia.

#5 Outdoor

Ciò che è mancato di più durante il lockdown è stato il poter uscire e il contatto con l’aria aperta. Chi ha potuto contare su un balcone, un terrazzo o un giardino, anche se piccolo, può raccontare di quanto si sia rilevato fondamentale. La cura dell’outdoor ha quindi ricoperto un ruolo centrale con la presa di coscienza di uno spazio potenzialmente straordinario da arredare e perfezionare e da utilizzare attivamente e non solo come magazzino esterno.

#6 Area fitness

Lo stile di vita già eccessivamente sedentario ha subito un’ulteriore accelerazione con l’impossibilità di muoversi. Di fronte all’emergenza molti hanno compreso o riscoperto (complice anche la disponibilità di palestre e personal trainer di offrire servizi a distanza) l’importanza di allenarsi e prendersi cura del proprio corpo. Ecco quindi l’esigenza di creare un’area fitness. Non necessariamente una stanza dedicata (non per tutti è possibile), ma un ambiente sufficientemente ampio, areato, luminoso e sicuro nel quale prendere gli attrezzi e allenarsi, magari seguendo la lezione sullo schermo della TV. Questo ha portato anche alla sempre maggiore richiesta di mobili multifunzionali e spazi contenitori da utilizzare, quando necessario, per allenarsi e poi destinarle ad altre attività domestiche.

#7 Decluttering

Di fronte al quotidiano confronto con la realtà della nostra casa in molti hanno colto l’occasione per mettere mano a soppalchi, scatoloni e armadi e riordinare quanto stipato ed eliminando il superfluo. È quello che in gergo tecnico viene chiamato decluttering che può essere tradotto come ‘eliminare il superfluo’. Un’attività utilissima dal punto di vista pratico consentendo di aumentare lo spazio a disposizione e riorganizzare meglio di quanto si dispone, ma anche psicologico, aiutando a focalizzarsi sul presente, ad abbandonare cose inutili e a concentrarsi sull’essenziale.

Torneremo a ciò che eravamo?

Come anticipato l’idea e lo sviluppo delle case è in costante evoluzione. È sufficiente recarsi o pensare alle case dei propri nonni per notare le differenze, in termini di metrature, sviluppo degli ambienti, disposizione dei mobili, scelta dei colori e degli arredi, con le case che siamo abituati a vivere. Probabilmente, quindi, non torneremo a una normalità come se i due anni di pandemia non fossero mai esistiti, ma ne stiamo costruendo una nuova fondata anche sui cambiamenti delle nostre case, sempre più capaci di rappresentare non più un luogo di passaggio nel quale mangiare, dormire e occuparsi della propria igiene, ma anche e soprattutto una realtà sulla quale, con la quale e grazie alla quale sviluppare gli aspetti più importanti della vita, come gli affetti, i rapporti umani e la riscoperta di sé.

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